Fino alla fine del 1800, quando moriva l’imperatore d’Austria, il rito funebre aveva una singolare conclusione. Finita la Messa nella Cattedrale di Vienna, partiva il corteo preceduto dal Maggiordomo di Corte. Arrivati davanti alla monumentale Cappella Reale, il Maggiordomo bussava alla grande porta di bronzo, rigorosamente chiusa. Dall’interno della chiesa, il Custode gridava: “chi è che vuole entrare nella dimora di Dio?” e il Maggiordomo rispondeva, con voce solenne e profonda: “è l’imperatore d’Austria!”. Ma la porta rimaneva chiusa.
Allora, davanti a tutti i dignitari di corte e alla grande folla che assisteva, per la seconda volta il Maggiordomo bussava con forza alla porta. Dall’interno, la solita voce: “chi è che vuole entrare nella dimora di Dio?” e il Maggiordomo, con tono imperioso: “è l’imperatore d’Austria!!!”. Ma la porta non si apriva. Per la terza volta si ripeteva la stessa identica scena, e alla voce del Custode che chiedeva chi era colui che voleva entrare, il Maggiordomo questa volta rispondeva: “è un povero figlio di Dio.” E la porta si spalancava.
Ecco, ho pensato che per Quinto Casadei sia accaduta più o meno la stessa cosa, quando si è presentato alla porta del Paradiso. Perché Quinto è stato un vero signore e un buon cristiano.
L’ho conosciuto quando ero bambino, ne ho un ricordo molto vivo. Era una Domenica pomeriggio d’estate, sotto il portico di casa mia, era amico con mio babbo. Vedevo quest’uomo alto, distinto, dai tratti signorili… Poi sono passati tanti anni, molti io li ho trascorsi a Bologna per motivi di studio. Quando sono diventato parroco qui a San Mauro, qualche giorno dopo Quinto è venuto a trovarmi: “lei si ricorda di me?” mi ha detto sorridendo. È nata così un’amicizia… fra un uomo saggio arrivato ormai al culmine della sua carriera d’imprenditore, che di San Mauro conosceva proprio tutto, e un prete presuntuoso che aveva ancora tutto da imparare di questo paese.
Quinto era orgoglioso delle sue origini contadine e popolane, del fatto che era partito dal nulla, forte solo della sua tenacia e del suo talento, delle sue capacità unite a una grande serietà professionale.
Con lui se ne va un pezzetto della storia recente di San Mauro, di quella generazione di imprenditori coraggiosi, che hanno fatto di un piccolo paese uno dei centri più rinomati per la calzatura di alta moda.
Per molti giovani è stato un vero maestro nell’arte di fare scarpe come si deve, e per la sua saggezza lo è stato ancora di più nell’insegnare il difficile mestiere di vivere.
Ma ciò che mi colpiva di più era la sua fede, semplice e retta, che dimostrava senza imbarazzo e ritrosia.
Così come ho sempre apprezzato quell’elegante semplicità con cui non ha mai guardato nessuno dall’alto in basso. E quelle porte, lassù, si sono aperte…
























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