Al mondo tutto passa e tace

Lele e Moschina, da buoni e bravi genitori non riuscivano a staccarsi dalla visione delle loro piccole larve che a forza di cibarsi di quella mela provvidenziale ne avevano assunto addirittura lo stesso colore biancastro.
Che gioia, che tenerezza suscitavano in loro quelle bionde testoline!
Passò qualche giorno e passò qualche notte e al risveglio della sesta giornata i loro bigattini non c'erano più, o meglio, si erano trasformati e si erano chiusi un piccoli bozzoli marroncini.
“E adesso?”. Si chiedevano indecisi i due e molto preoccupati, ohi non li vedevano più strisciare e divorare famelici quel ben di dio come da giorni erano abituati ad osservare. Si guardavano muti, sorpresi, increduli, quando ad un tratto si udì dietro di loro il frinire forte ed insistente di una cicala.
“Ma senti questa, proprio qui doveva venire a rompere le scatole? A noi sono scomparsi i figli e lei canta, vieni con me Moschina che andiamo a dirgliene quattro!”. Esclamò con decisione Lele.
I due con un breve volo furono da lei, tutti e tre appesi alla corteccia rugosa di un antico pino.
“Senti fastidiosa canterina”, quasi gridò Moschina, “i nostri figli son diventati duri come il legno e tu canti felice e contenta?”.
“No, non è così, il mio non è un canto è un richiamo, cerco un maschio, un marito per fare ciò che avete fatto voi, procreare, tutti mi chiamano cicala canterina, ma io non canto, grido la mia solitudine!”. Rispose calma la cicala.
“Ma tu che parole dici quando canti? La tua è una lingua che noi non comprendiamo.”. Riprese Moschina.
“E di cosa vi stupite, è naturale, voi parlate il mosconese ed io il cicalese, per caso avete trovato me che comprendo anche la vostra lingua perché da giovane sono stata per giorni e giorni fidanzata con un moscone grande e grosso e così ho imparato un po' della vostra lingua.”.
“E lui che fine ha fatto? Avete divorziato? Non andavate d'accordo?”. Chiese Lele.
“Oh no, ci siamo voluti tanto bene, ma io ho una vita più lunga delle sua, lui è morto, io adesso sono una vedova sola ed anche un po' triste e sto qui a gridare per cercare un altro maschio che mi consoli!”.
A sentire parlare di morte, Moschina si commosse fino alle lacrime e si lasciò andare ad un pianto dirotto con acuti singhiozzi che le scuotevano tutto il minuscolo corpo.
“Che ti succede cara?”. Chiese Lele stupito, non aveva mai visto la sua compagna piangere e in quel modo.
“È che questa storia mi intristisce, io alla morte non avevo mai pensato, ora invece mi rendo conto che da un momento all'altro tutto potrebbe cambiare, che verrà un giorno che io non ci sarò, che tu non ci sarai e che tutto ciò che abbiamo costruito svanirà nel nulla!”.
Anche Lele rimase serio e senza parole, seguirono attimi di profondo silenzio, solo il vento che muoveva le foglie aveva voce ma senza parole, furono attimi di smarrimento e angoscia che sembrava non dovessero aver mai fine, finché in quel silenzio angoscioso, come d'incanto si alzò forte e chiaro il frinire della cicala canterina.
E questa volta non aveva cantato per trovare un nuovo compagno, lo aveva eseguito in mosconese perché Lele e Moschina comprendessero il messaggio fino in fondo, i due ascoltarono incantati e, oramai consapevoli del loro destino, si sentirono pronti e sereni per affrontare il tempo a venire.
(Continua)
























Ultimi Commenti