
L'amore di Lele
Ora Lele era solo e, oltretutto, colmo di angoscia e dolore, non aveva più voglia neanche di volare, rimase a lungo aggrappato alla corteccia della quercia a fissare i corpi morti dei due fratelli dentro la bottiglia di vetro singhiozzando copiosamente e senza trovare la forza per risollevarsi da quello stato penoso.
Non si rese conto del tempo trascorso, per lui ora nulla aveva più un qualche interesse, anche la sua vita gli sembrava del tutto inutile.
Ad un tratto e inaspettatamente fu destato dal suono di una vocina che si era materializzata alle sue spalle:
“Perché piangi? Perché sei cosi triste? Cosa ti è successo?”.
Lele, come se si destasse da un lungo sonno, svogliatamente girò lo sguardo dietro di sé e si trovò accanto una graziosa moschina dalle eleganti alette e con due occhioni bluastri che lo fissavano intensamente.
Non se l'aspettava una simile visione, restò per lunghi attimi come stordito, il cuore sobbalzò all’istante, gli batteva da scoppiare ed un pensiero travolgente gli riempì la testa: “Com’è bella, già io l’amo e sento di non poter fare a meno di lei!”.
Lo sguardo però ricadde sulla bottiglia, i suoi fratelli erano lì, stecchiti, si rifece pertanto triste, trovò la forza di allungare una zampetta in quella direzione e rispondere alla deliziosa moschina:
“Vedi quella bottiglia, lì giacciono i corpi dei miei due ultimi fratelli, ne avevo tanti, avevo un’amica che era più di una mamma e di una maestra, ma son morti tutti o gravemente feriti tanto che li ho dovuti abbandonare al loro destino, ora sono solo, terribilmente solo!”.
“Anch’io sono sola”, rispose la piccola mosca, “anch’io ho avuto tante disgrazie che non sto a raccontarti per non renderti ancora più triste, se vuoi però potremo stare insieme e farci compagnia, che ne dici?”.
Non c’era bisogno di farselo ripetere, Lele le afferrò la zampetta anteriore sinistra e stringendola appassionatamente spiccò il volo assieme a lei senza alcuna meta, come del resto facevano, e dalle origini del mondo, tutte le mosche, ma questo non era importante, ora si sentiva addosso l'energia di sempre, nulla più lo spaventava, era perfino sorridente.
Com’è nel costume delle mosche, alla grande battaglia in quel maledetto ristorante, a quella sposa che s'era mangiato un suo fratello, ai fratelli morti, a quelli feriti, alla mosca maestra che non c'era più e a tutte le disgrazie patite, ora ci non pensava più, ora era felice, felice e terribilmente innamorato e con la sua nuova compagna si lasciava cullare volando nell’aria leggera e dolce più che mai.
Era l'inizio di una nuova vita.
























Ultimi Commenti