
1 – LA NASCITA
Si era verso la fine di giugno e per mamma mosca si stava avvicinando la fine dei suoi giorni, non ricordava nulla della sua nascita e anche poco della sua vita, si sentiva però oramai vecchia e stanca, ma prima che il buio calasse su di lei, trovò la forza per deporre un'ultima covata.
Non ci volle molto tempo a deporre le uova, in fretta e furia ne produsse poco meno di un centinaio e le mise bene al sicuro in una vecchia capanna all'interno di una crepa di una vecchia trave ammuffita.
Giusto in tempo perché poi, sentendosi alla fine, con un filo di voce riuscì appena a sussurrare:
- Addio figli miei, io muoio, ora tocca a voi affrontare il bello e il brutto di questa nostra vita!
Così dicendo si afflosciò di colpo sul duro pavimento della capanna e lì morì senza che alcuno si curasse di lei.
Neanche un paio di giorni e le ovine si schiusero, ne sortirono piccole larve biancastre col capo marrone che si agitavano tutte quante scompostamente creando un fremito continuo urtandosi e sovrapponendosi, avevano un unico bisogno da soddisfare: la fame.
Ben lo sapeva mamma mosca, la natura glielo aveva insegnato, ed è per questo che aveva scelto la trave ammuffita ove deporre le uova, infatti le fameliche larve si gettarono avidamente su quel legno malandato e marcio e per sei giorni consecutivi non fecero che saziarsi instancabilmente di quel fradiciume.
Al sesto giorno erano belle grasse e satolle, le avesse rinvenute il padrone della capanna le avrebbe sicuramente rinchiuse in una scatola e usate come esca per la canna da pesca, le chiamavano “bigattini”, ma loro di tutto ciò non ne avevano conoscenza. Ad ogni modo non era questo il destino a loro riservato.
Avevano mangiato abbastanza e si era fatta ora di rintanarsi nel bozzolo, così senza neanche avere coscienza di ciò che stava loro accadendo, si sentirono in un primo momento pervadere da incontrollabile bisogno di dormire, tanto che ben presto caddero in un sonno profondo e mai avvertirono la mutazione che stava avvenendo nel loro corpo.
Per una decina di giorni dormirono profondamente come in una culla protetta da una resistente corazza, finché un bel giorno si svegliarono e capirono allora che era giunto il momento di rompere l'involucro e affacciarsi sul mondo.
























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