
Una dolorosa scomparsa
Ma se gli umani stavano male, gli insetti stavano molto, molto peggio. Di tutta quella impressionante moltitudine di mosche che si erano battute con grande coraggio ed eroismo in una battaglia esagerata ed impossibile da vincere, almeno tre quarti erano cadute in battaglia e neanche si potevano recuperare i corpi per un ultimo onorevole saluto.
La minoranza delle mosche superstiti aveva trovato un provvisorio rifugio sull’immondezzaio accanto a quel ristorante, causa di tanto dolore, che qui scaricava i rifiuti e gli avanzi di tanti pranzi e cene. Oh sì, di cibo da succhiare ce n'era in quantità impressionante, ma nessuna mosca aveva il benché minimo sentore di fame, non era questo il momento di pensare a soddisfare l'appetito, la situazione si presentava infatti drammatica, si udiva tutto intorno solo un lamentoso ronzio, frutto di strazianti lamenti di mosche disperate, ferite e sofferenti:
“Ohi, la mia testa…ohi, la mia zampa…ohi, la mia ala… avete visto mio fratello?... avete visto mia sorella?...!!!
Lele, che pur si era battuto con grande ardore e sacrificio senza risparmiarsi, era uno dei pochi ad avere conservato la propria integrità fisica, ma era lo spirito gravemente ferito, non si lamentava di nulla, ma con espressione allucinata si aggirava su quei corpi feriti e doloranti alla ricerca dei fratelli e della mosca-maestra.
Dopo aver gironzolato tra quei corpi mutilati e con una crescente angoscia che aumentava di minuto in minuto, riuscì con grande fatica a rintracciarne cinque della sua famiglia, erano però male in arnese, tutti con ferite più o meno gravi, ma almeno erano salvi, degli altri non ne ebbe più notizia e, come capita tra le mosche in questi casi, quasi subito li dimenticò.
Si prese invece cura dei vivi, li medicò alla meglio e poi ripartì a cercare la mosca-maestra, sentiva che non poteva essere tra i cadaveri, una come lei non poteva certamente morire fatta a pezzi da un tovagliolo, sapeva sempre come cavarsela, forse con la sua saggezza poteva anche darsi che avesse evitato ogni rischio, ma più che una certezza, la sua era una speranza.
E dopo aver a lungo cercato, la trovò, dio delle mosche com’era ridotta: un’ala era spezzata, le mancavano due zampe ed un occhio, era tutta pesta ed insanguinata e con un debole respiro. Altro che battaglia evitata e tutto il resto, questa aveva combattuto con tutte le sue striminzite e impari forze.
Lele le si avvicinò: “Come stai?”. Le chiese preoccupato e con un fil di voce che aveva più l'aspetto di un sospiro addolorato che di una domanda.
E lei: “Eh, amico mio, cosa vuoi che ti dica, mi vedi come mi hanno ridotta, non è il dolore che mi spaventa, ma se devo vivere la vita senza più poterla gustare, preferisco mille volte di più che la morte mi prenda subito, piuttosto che attenderla in queste condizioni, se non potrò più alzarmi in volo, la vita per me non avrà alcun senso!”.
“Non temere, io ti curerò e ti assisterò finché non sarai guarita e sono certo che tornerai ad essere la stessa di sempre!”. Replicò Lele, ma la sua voce spezzata ben faceva intendere che anche lui non era per niente convinto che l'amica si sarebbe potuta riprendere e tornare quella che guidava lui e i suoi fratelli alla scoperta del mondo degli umani, assai ostile al popolo delle mosche.
“No, sai bene anche tu che per me è finita, non c’è più niente che si posa fare, sento la morte avvicinarsi, ma non piangere per me, io la mia vita l’ho vissuta per intero, anche senza queste ferite il tempo a me concesso stava per terminare, è breve la nostra esistenza ed io non ho rimpianti, ora è il tuo tempo, goditi le cose belle che ti circondano e vola felice. Un ultimo consiglio, sta lontano dagli umani, ce l'hanno sempre avuta col nostro popolo, ci avessero voluto solo un po' di bene, non sarebbe finita così. Addio amico mio!”.
Allungò una minuscola zampina come a voler stringerne una di moscone per un ultimo contatto, ma non ci riuscì, chiuse l'unico occhio rimasto e senza neanche un ultimo sorriso, spirò!
(Continua)
























Ultimi Commenti