I PIEDI DELLE DOLCI COLLINE

Per secoli e secoli le generazioni di un piccolo paese incastonato ai piedi di dolci e verdi colline, vissero come in una sorta di paradiso terrestre.
Le colline lo riparavano dai venti troppo freddi e da quelli troppo caldi, si respirava una continua aria di primavera piena di tepori e profumi. La gente viveva di quel che la terra produceva in abbondanza e la serenità regnava incontrastata.
Tutto questo però accadeva una volta, molto tempo fa, perché poi le cose cambiarono e, ahimè, assai in peggio.
Dunque, pian piano i turisti, sempre ansiosi di cose nuove, scoprirono quell’angolo di paradiso ai piedi delle dolci e verdi colline ed incominciarono ad accorrere numerosi. A qualcuno venne voglia di costruirsi un casetta in quel luogo per trascorrere qualche periodo di vacanza finché anche le grandi compagnie turistiche si accorsero di quel luogo incantevole ed iniziarono a costruire alberghi, condomini, ristoranti e strade d’asfalto e marciapiedi di cemento.
Crearono pure uno slogan pubblicitario per propagandare quel fantastico luogo:
“BELLA LA VITA AI PIEDI DELLE DOLCI COLLINE”,
ripetuto su giornali e televisioni ebbe grande successo, tanto che il piccolo paese diventò in breve una città caotica e disordinata.
E ancora non bastava e così i progetti cominciarono ad indirizzarsi verso le colline ancora dolci e verdi, ma lo sarebbero rimaste ancora per poco perché già ruspe, escavatori e martelli pneumatici iniziavano la loro opera partendo proprio dai piedi delle dolci colline.
Pochi mesi dopo anche ai piedi delle colline si era costruito di tutto e ancora non si diceva basta, ora si andava più su, si costruiva lungo i fianchi e di questo passo in breve tempo tutte le colline sarebbero state cementificate, ma non ci fu il tempo perché in un fresco pomeriggio d’aprile successe l’incredibile.
Le colline cessarono di essere dolci, assunsero un aspetto decisamente minaccioso, si sollevarono un po’ da terra giusto per scoprire due bei piedoni duri e robusti e cominciarono a distribuire calcioni nel sedere a tutti quelli che capitavano a tiro ed erano tanti, praticamente tutti.
Quando furono sicure che tutta la gente si era allontanata, si scrollarono di dosso le costruzioni vecchie e nuove che avevano loro appiccicato, si girarono lentamente, presero la rincorsa e via oltre i monti e ancora più in là e in breve scomparvero alla vista di quella gente coi sederi ancora bollenti.
Si dileguarono oltre il tramonto e non si scorsero più, mai più.
La città si trovò allora esposta tutta d’un colpo ai venti freddi e ai venti caldi, gli inverni furono rigidissimi e gelarono le piante, le estati furono torride e seccarono l’erba, i turisti se ne andarono e chi a rimase non restò altro da fare che dolersi della stoltezza e dell’avidità degli uomini.
“Una volta sì che qui si stava bene!”.
Era il sospiro nostalgico dei più anziani, ma nessuno ci credeva.
























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