di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
IL MAESTRO GONFIABILE

Ma che succede al maestro?
Era un momento teso e nervoso più del solito, i suoi scolari non avevano affatto lavorato com’era logico attendersi, alcuni non avevano eseguito i compiti di casa, altri non avevano letto il brano assegnato, molti non prestavano attenzione ed anzi ridacchiavano e parlottavano fitto, fitto tra loro del Milan, della Juventus, dei cartoni visti alla tele, ecc…
Non era la prima volta che si verificava una situazione del genere, gli capitava spesso in quella classe di arrabbiarsi, agitarsi e urlare e tutte le volte la sua faccia diventava prima paonazza e poi tendeva leggermente a gonfiarsi come fosse un palloncino, era questo il segnale per quegli scolari che era giunto il momento di darsi una calmata e con la calma tutto rientrava nella norma.
Ma quella mattina gli sembrava si fosse raggiunto il colmo, non c’era niente che andasse nel verso giusto, aveva netta l’impressione che i suoi allievi si volessero burlare di lui. Sì sentì allora invadere da una rabbia come non aveva mai provato prima e mentre continuava ad urlare con tutta la voce che aveva in gola, avvertì in modo indistinto e confuso che gli stava accadendo qualcosa.
Era oramai abituato al gonfiore della faccia, ma dei piedi e delle gambe no, non era mai accaduto e poi il gonfiore non cessava, anzi gli saliva su per le cosce, per la pancia, il petto, le braccia ed infine la testa: era diventato un pallone, bello, bello e tondo, tondo.
Era così pieno e leggero che lentamente si sollevò dal pavimento e sotto gli occhi attoniti ed increduli dei suoi scolari, rimase a mezz’aria sospeso al centro dell’aula.
Una situazione incredibile, fantastica, allucinante!!!
Ma, come è noto, lo stupore dei bambini ha breve durata e così il più pronto e sveglio di loro si precipitò verso l’uscio con l’intenzione di andare a chiamare i bidelli.
Non l’avesse mai fatto, appena la porta fu aperta si creò nell’aula una corrente d’aria con la finestra spalancata che finì per risucchiare il maestro-pallone, il quale, leggero come una piuma di un pulcino, fu attirato all’esterno senza che gli scolari avessero il tempo di poter almeno tentare di afferrarlo per un piede.
Lo sgomento maestro sentì la carezza del vento sulla faccia e vide la scuola, lentamente ma inesorabilmente, allontanarsi da sé.
























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