LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
IL MAESTRO PERO - Settima puntata

Il tronco fu segato alla base, le radici estirpate, il pavimento fu presto ripristinato, spazzato, lavato con la varechina perché neanche una macchiolina doveva restare di quella vergogna, poi con la nomina di una maestra “normale”, tutto ritornò ad essere una “vera scuola”, come, soddisfatti affermavano adesso genitori e Direttrice.
Ma soddisfatti non lo erano certamente gli scolaretti, ogni giorno le stesse cose: letture, compiti, lezioni, interrogazioni, voti, che noia!
Oramai trascorrevano gran parte del loro tempo scolastico a sbadigliare e ad attendere la campanella dell'uscita, avevano facce tristi, sguardi assenti e nessun interesse o voglia di fare ed ascoltare.
La nuova maestra non era per niente contenta di questi scolari e i genitori non erano assolutamente contenti della maestra, insomma chi più e chi meno tutti erano insoddisfatti, ma come si era usi dire: LA SCUOLA È LA SCUOLA e mica si può cambiare con stranezze assurde.
Trascorse anche quell'anno scolastico poi arrivò l'autunno e, lento e lungo, anche l'inverno, finché con la primavera ritornarono le giornate soleggiare e tiepide tanto che si poteva nuovamente andare in giardino durante la ricreazione.
Fu così che un bel giorno alcune scolare dell'antico gruppo del maestro Pero, rinvennero in un angolo dell'ampio cortile un tronco d'albero. Lo riconobbero all'istante, era quello del loro indimenticato e rimpianto maestro Pero.

Sembrava morto, gli occhi chiusi, la testa immobile sul prato, tutti i rami rinsecchiti.
Fu questione di attimi e ben presto tutti i suoi vecchi scolari gli furono vicini, accarezzavano amorevolmente il tronco, lo ripulivano delle erbacce che lo avevano aggredito, gli sistemavano i rametti come fossero capelli e ad un tratto un coro di voci:

NON È MORTO... NON È MORTO... NON È MORTO... NON È MORTO...
























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