L UOMO CHE VOLEVA IL SOLE Seconda puntata
 

Attraversò allora la strada e si fermò innanzi ad un palazzo in costruzione dove un operaio in tuta blu stava manovrando con un telecomando il braccio meccanico di una gru gigantesca.

  • Senti, tu che mi sembri poter fare il solletico al cielo, mi sposteresti quella nuvola che mi copre il sole?

Il dito dell’operaio spinse un bottone e con un cigolio leggero il braccio di ferro puntò verso l’alto, più in alto di tutto ciò che era lì attorno, annaspò un po’ nel vuoto, ma…

  • È ancora più su, il gancio di ferro non riesce ad afferrarla e neanche a sfiorarla, ci vuole qualcosa di ancora più alto!

Riprese la strada l’uomo e si trovò di fronte un campanile così alto che quasi era fatica scorgerne la punta.

  • Senti campanaro, potresti salire fino alla cella campanaria e spostarmi quella nuvola che mi copre il sole?

E il campanaro salì faticosamente gli infiniti gradini, arrivò a battere alcuni tocchi di campana e, dopo uno spazio di tempo che sembrava interminabile, ansante e sudato ritornò a terra.

  • Mi dispiace, sono arrivato in vetta, ho sopravanzato i passeri e visto i nidi dei piccioni da sopra, ma non è servito e neanche il suono delle campane ha potuto raggiungerla!

Non sapeva oramai dove più rivolgersi, ma spinto dal vento sempre più pungente quasi attraversò la città, quando vide un signore elegante entrare in un altissimo grattacielo e dirigersi verso l’ascensore. Velocemente lo raggiunse.

  • Senti, tu che stai per partire verso l’alto, potresti spingerti fino all’ultimo piano e spostarmi quella nuvola che mi copre il sole?

Con un sordo ronzio l’ascensore partì, salì e salì, poi fu silenzio e subito dopo una freccia rossa indicava che l’ascensore stava tornando giù e quando si aprì, ricomparve il signore elegante.

  • Sono salito fino all’ultimo piano, sono salito sul terrazzo, ho sfiorato col viso l’ala di un gabbiano, ma…!

E allargò le mani scuotendo la testa.

Si fece sera e con le tenebre spuntò la luna, una bianca luna che illuminava la notte, ma per poco, perché la nuvola vagabonda era ancora là, ferma al suo posto, coprì anche la luna e tutto fu buio.

L UOMO CHE VOLEVA IL SOLE Seconda puntata
 

Era quella la sera di San Giuseppe e l’oscurità fu presto interrotta dai bagliori delle focarine che in quel luogo era usanza accendere la sera del 18 marzo.

Dalle pendici delle colline, attraversando le campagne e fino al mare, era tutto un fuoco. Dalle cataste di legna molle si alzavano dense colonne di fumo nero che salendo spariva lontano nell’oscurità.

E il fumo salì e salì, coprì il cielo e giunse fino alla nuvola vagabonda che, stupefatta, lo guardava in silenzio.

-  Che fai qui da sola in questo grande cielo?

-  Niente, sto qui perché non so dove andare!

-  Ma è tanto grande il cielo e ci sono tante cose da scoprire.

-  Sì, ma da sola non mi piace girare il mondo e tutte le mie amiche si sono da tempo  allontanate.

- Vieni con noi allora, su seguici!

- Ma voi non siete come me, io son fatta d’acqua, io sono bianca, voi nere...

- Eeeeh..., se non siamo fratelli, saremo cugini, non farti questi problemi, bianche, grigie o nere, sempre nuvole siamo e viviamo nello stesso cielo!

- Sì, ma voi dove andate?

- E chi lo sa, noi seguiamo le vie del cielo, ora qui, ora là, a seconda di dove ci spinge il vento.

- Ma avete visto quanto è grande il cielo? Non vi fa paura?

- Noi temiamo solo gli spazi angusti, non l’immensità; su, su, poche storie, seguici e ti porteremo a vedere cose che nessun altro potrà vedere mai!

E d’incanto la bianca luna tornò ad illuminare la notte e il poveruomo, seduto sulla solita panchina lungo il viale alberato, osservava, tremando dal freddo, quel grande faccione sospeso nel cielo finalmente sgombro di nuvole e gli parve chiaramente di scorgervi gli occhi, il naso e la bocca.

All’improvviso gli venne da sorridere al ricordo di quando bambino credeva che la luna avesse un viso umano e che da lassù lo guardasse, ma nello stesso istante gli parve anche che il vento si fosse fatto più caldo e l’aria più tiepida.

 Era certo la primavera che bussava alle porte del cielo per entrare, questo pensiero lo rese felice e, finalmente, smise di tremare.

                                                    
F I N E

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Mario Venturini ha inserito un commento in LANGHE - 17
Ci stanno irretando anche il cielo ,ma non importa , è colpa del popolo populista Che probabilmente ...
Mario Venturini ha inserito un commento in 'T E' PARTOI CUMUNESTA - LA MILITANZA NEL PCI
Sei sempre stato un coerente Tu ma il partito non molto anzi !!
Yans Geneviève ha inserito un commento in LE TERZE MEDIE STUDIANO IL LATINO
Io che sono belga nata nel 1947, ho studiato latino fra Medie e Liceo x 6 anni e greco x 5. Ho conti...

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Pubblicato il 20.04.2026 - Categoria: Maroni Gallery

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