
Quel che successe in quel lontano febbraio del 1980 passò alla storia come “LA CORIANDOLATA DELL’ 80” e fu un evento così inconsueto e straordinario che per questo diventò anche “FAMOSA”.
Coriandolò tre giorni e 3 notti tanto che in alcuni punti lo spessore dei coriandoli raggiunse il metro.
E dire che nessuno poteva neanche minimamente presagire tale incredibile fenomeno, tanto più che dicembre e gennaio erano trascorsi con un clima piuttosto mite e oramai tutti erano convinti che l’inverno fosse finito, ma non fu esattamente così…!
Verso la mattina del 9 febbraio, strane nuvole di tutti i colori coprirono il cielo sopra San Mauro Pascoli: rosa, rosse, blu, verdi, gialle,… Quando raggiunsero la piena uniformità, tra lo stupore generale cominciò a coriandolare, sì proprio così, mentre la popolazione col naso rivolto al cielo scrutava lo spazio per vedere i primi inattesi fiocchi di neve, si accorsero invece che nell’aria svolazzavano coriandoli carnevaleschi.
Coriandoli, sì, proprio così, e tanti e di tutti i colori che danzando pigramente scendevano dal cielo a coprire la terra.
In breve l’effetto fu spettacoloso: i tetti, le strade, gli alberi, i giardini, i prati e quant’altro, si colorarono di tanti e tanti colori che l’intero paese sembrò avesse indossato l’abito di Arlecchino.
All’inizio la felicità fu enorme, il più bel carnevale che si ricordi, in ogni angolo, in ogni via, in ogni contrada, i coriandoli portarono colore e allegria e a nessuno venne in mente di chiedersi il perché e il per come, tutto era bello e tanto bastava.
Quando al mattino dell’11 febbraio i sammauresi si destarono, ai loro occhi apparve il paesaggio più incredibile e più fantastico che si potesse sognare: colori, colori e ancora colori, ovunque l’occhio si posasse si aveva l’impressione di essere affondati in un variopinto mare, un'autentica meraviglia.
Trascorsero i giorni, terminarono i giorni del carnevale, si fece tempo di quaresima, ma i coriandoli non si scioglievano come tutti avevano creduto e sperato e fu così che la cosa in cominciò a stancare, piccoli e leggeri com’erano, infatti, si infilavano ovunque, entravano nelle case, nei palazzi, nelle auto, e, quando tirava il vento, impedivano la circolazione creando densi vortici che impedivano la vista.
Ad aggravare la situazione ci pensarono i medici del luogo che accertarono che i coriandoli erano la causa delle numerose congiuntiviti che arrossavano gli occhi di gran parte degli abitanti della cittadina in quanto generavano polvere e coi loro colori creavano strani riflessi che l'occhio umano non era abituato a sopportare.
Lentamente, ma non tanto, nella gente subentrò preoccupazione e poi angoscia, l’ iniziale allegria si trasformò in disperazione e ci si adoperò come si poteva a far qualcosa per liberarsene.
Si riempivano sacchi, sacchetti, sportine, cesti e cestini e furono poi svuotati nel campo sportivo che tanto era inagibile alla pratica sportiva.
Tutta la popolazione sammaurese si adoperò alla grande, così se ne costruì un mucchio talmente alto da sovrastare perfino il campanile e la torre civica e si giunse quasi a sfiorare il cielo e quando anche l’ultimo coriandolo fu raccolto e sistemato, ci fu chi gli appiccò il fuoco.
Si levò allora una fiamma tale che poteva essere vista a chilometri e chilometri di distanza, bruciò per tre giorni e per tre notti, durante i quali a San Mauro Pascoli non ci fu alcun bisogno né di riscaldare le case, né di accendere le luci nelle abitazioni e nelle piazze e vie di tutto paese.
Una luce calda, abbagliante e multicolore si diffuse in ogni dove, illuminò la notte e riscaldò l’aria in modo tale che sembrava fosse giunta improvvisamente la calda estate, un’estate un po’ particolare a dire il vero, stracolma di colori e bagliori variopinti come neanche si sarebbe riusciti ad immaginare.
Col tempo i venti dispersero le ceneri e la vita ritornò quella di sempre, ma in tutti gli abitanti della città, rimase una profonda e invincibile nausea verso i coriandoli e da allora in giro non se ne vide più uno.
Quando i piccoli, che a quel tempo non erano ancora nati, chiedevano ai genitori o ai nonni di poter festeggiare il carnevale coi coriandoli, si sentivano raccontare fatti terribili.
E la storia della famosa “CORIANDOLATA DELL’ 80” finì per diventare leggenda e poi solo fantasia… e fino a noi così è giunta e così a voi la raccontiamo.
























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