di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
BASTA, DI MOSCHE NON SE NE PUÒ PIÙ

Fu facile davvero trovarlo e ancor più facile fu entrare, ma la figlia non c’era, volò e ronzò furiosamente finché ci fu luce a sufficienza, poi provò a dormire un attimo, ma era troppo agitato, quel posto non gli piaceva e il pensiero che sua figlia potesse essere finita lì lo angustiava un bel po’.
Ma stanco com’era e sfinito dalla tensione finì per appisolarsi, furono però brevi attimi perché improvvisamente gli apparve urlando il solito fantasma della scuola:
- Uuuhhh… ti bocciooo, uhhh… ti bocciooo…!
Era veramente troppo: le emozioni della giornata, la fatica del lungo volo, la rabbia per la ricerca vana, il dolore per la scomparsa della figlia lo avevano fortemente provato ed ora il terrore provocato dal fantasma della scuola arrivò a dargli il colpo definitivo.
Il vecchio cuore non resse più e un infarto lo fulminò all’istante, così che al mattino appariva stecchito vicino al cestino dell’immondizia, steso sulla schiena e con le zampette rigide rivolte all’insù ad indicare il soffitto vuoto.
È finita qui? Neanche per sogno, il giorno dopo adagiata sul vetro indovinate chi c’era? Non è sicuro ma a qualcuno parve MOSCHINA, di lei però non si seppe tanto, solo che faceva bzzz… bzzz… come ONOMATOPEA, non lo fece però a lungo perché anche lei terminò la sua vita schiacciata da mani violente e impietose.
E il giorno seguente arrivarono forse anche le sorelle, poi le cugine, le zie e forse anche le nonne perché tutte facevano bzzz… bzzz…, come ONOMATOPEA.
Se ne schiacciavano continuamente, ma ogni giorno ne arrivavano di nuove e tutte sempre a fare bzzz… bzzz…, tutte come ONOMATOPEA.
Uffa, basta non se ne può più di questo bzzz…bzzz… al diavolo le mosche e… le onomatopee, possiamo farne senza!!!
























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