di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
LA NATURA DIPINTA (1)

Era da poco uscita dal suo stato larvale e già non stava ferma un attimo: bzzz... bzzz… bzzz…, volava e volava e su tutto si posava.
“Fermati un po’… riposati… non esagerare…!”.
Ripetevano continuamente i suoi,
ma era come dire col muro.
Bzzz… bzzz… bzzz… volava e ronzava, ronzava e volava ininterrottamente.
“Il nome adatto a te è ONOMATOPEA; sì, sì, ti chiamerai ONOMATOPEA!”.
Gridarono ad una voce il padre MOSCONE e la madre MOSCHINA, insieme ad una raccomandazione:
“Stai ben attenta a non allontanarti troppo, tu ancora non lo sai, ma il mondo è molto grande e pieno di pericoli e potresti perderti e trovarti in qualche guaio!”.
Ma sì, era come parlare al vento, bzzz… e un voletto, bzzz… e un altro, bzzz… e un altro ancora, finché girarsi intorno e non trovare più la via del ritorno, fu del tutto naturale.
Bel guaio, e adesso? Gira di qua, gira di là, tutto inutile, si era proprio persa e per di più il sole stava per coricarsi dietro le colline, la luce calava rapidamente e l’aria si faceva sempre più fredda.
Vide in lontananza un grande palazzo e gli ultimi raggi di sole che si specchiavano nelle grandi vetrate davano l’illusione di un altro cielo.
Vi si diresse, trovò una fessura tra i vetri socchiusi ed entrò.
Era caldo lì dentro, non c’era nessuno, solo sulle pareti si scorgevano grandi e meravigliosi paesaggi dai forti colori.
Decise d'entrarci convinta d'essere in mezzo alle meraviglie della natura, ma non era assolutamente ciò che credeva, questo erano di carta, qualcuno li aveva dipinti, avevano però un buon sapore di vernice, ma sì, è ora di cena, allora li succhiò a lungo finché, sazia e stanca, si addormentò.
























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