di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
MORIRE PER AMORE

Qui fu fatta sedere su una sedia a rotelle e, dopo un’accurata visita di un esperto MOSCOTTORE, portata in sala operatoria per il cambio d’ala. Non fu un intervento molto difficile, capitava quasi ogni giorno di dover aggiustare antenne, zampe ed ali, anche se gli interventi più frequenti erano causati da avvelenamenti per insetticidi.
Neanche una settimana di MOSCODALE e ONOMATOPEA era pronta per riprendere la sua vita.
Fece un giretto per curiosità nel vicino MOSCHITERO, il luogo in cui riposavano tante mosche e si accorse che pochissime erano morte di vecchiaia, la maggior parte erano morte orrendamente schiacciate, pare sotto i colpi di tremende palette rosse o avvelenate da intrugli velenosi.
Giunta al termine della visita e spinta da un irrefrenabile impulso, riprese la via che portava al grande palazzo con le finestre che riflettevano il cielo, le era rimasta impressa una visione che non riusciva a dimenticare.
Vola e vola, bzzz… e bzzz…, guidata dall’istinto e dal cuore, ritrovò il palazzo che cercava. Nulla era cambiato, la fessura tra i vetri era ancora presente per cui non attese un attimo di più ed entrò.
Non ci mise molto a trovare l’oggetto del suo interesse, era un esserino vestito d’azzurro come un cielo di primavera, con un folto cespuglio di capelli sulla testa e due occhialini rossi che lo rendevano speciale.
Si rendeva conto dell’assurdità del fatto, ma lei ne era follemente innamorata e non riusciva a dominare il suo istinto e così, senza badare ai possibili pericoli gli volò vicino. Gli girava attorno alla testa, cercava di posarsi tra i suoi capelli, avrebbe voluto toccargli le labbra, era propria impazzita.
ONOMATOPEA non si allontanava una spanna da lui, gli girava attorno e ronzava: bzzz… bzzz…, forse voleva dirgli qualcosa ma non ebbe il tempo, l’ultima rumore che udì fu un frastuono di grida e poi, come una montagna che le crollava addosso, fu investita in pieno da qualcosa di pesante, tanto pesante che la schiacciò senza, stavolta, possibilità di salvezza alcuna.
Fu questa la sua misera fine e tutto sarebbe finito lì se non fosse che qualche giorno dopo questi tragici fatti, una grossa mosca nera entrò in quelle stessa aula e cominciò a volare furiosamente da una parete all’altra, a volte sbatteva contro il vetro della finestra, una breve sosta e poi via ancora come se stesse affannosamente cercando qualcosa o qualcuno.
























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