di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
PAPÀ MOSCONE ALLA RICERCA DELLA FIGLIA

Era MOSCONE, il padre di ONOMATOPEA, che preoccupato per la lunga assenza della figlia preferita e preso da un terribile presentimento, si era messo alla sua ricerca.
Era partito talmente angosciato che la sua prima ricerca la andò a fare al MOSCHITERO, c’erano tanti cadaverini freschi ma lei no, lì non c’era.
Un po’ più rasserenato si recò al pronto soccorso del vicino MOSCODALE e qui ebbe le prime notizie circa sua figlia, ma non erano sufficienti per rintracciarla, le avevano però riferito di una sua compagna di camera, per cui mise mano al MOSCULLARE, l’ultimo prodotto della MOSCOROLA, la ditta specializzata in cellulari per ogni tipo d'insetto, fece il numero e quando sentì la voce nell’auricolare, dopo le solite presentazioni, chiese se sapeva qualcosa di sua figlia.
Sì, perché durante i giorni di degenza, quella casuale compagna di camera non faceva che raccontare di un gran ciuffo di capelli sopra un bellissimo paio di occhialini rossi che erano un amore.
Non sapeva esattamente dove si trovava questa meraviglia, però aveva sentito dire di un grande palazzo con delle finestre così grandi che anche il cielo vi si specchiava. Non era molto, ma si poteva tentare.
A tutti quelli che incontrava, il premuroso padre rivolgeva la stessa domanda:
“Sai dove si trova un palazzo grande con finestre in cui vi si specchia il cielo?”.
Lo chiese ad un bruco che si arrampicava su un tronco d’albero, ad una farfalla che svolazzava di fiore in fiore, ad un’ape intenta a rotolarsi nel calice di un tulipano, ma niente, a nessuno era noto.
Fu un usignolo a indicarglielo con precisione.
“Lo so”, cinguettò, “perché ho seguito un ladro che si era impadronito del mio nido e che lo ha portato nel palazzo che tu cerchi. Tu segui il raggio del sole al tramonto perché è proprio lì che va a cadere, non puoi sbagliare e fai attenzione perché in quel posto si dice che si fanno cose che è meglio non vedere.”.
























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