UN POPOLO DISTRUTTO
La prima preoccupazione per chi arrivava nel nuovo mondo era di garantirsi un comodo rifugio su cui stabilire la propria dimora. Le foglie affioranti sull’acqua rappresentavano la soluzione migliore e poi ce n’erano tante che bastavano per tutti, anche se, a dire il vero, da tempi lontanissimi erano abitate dal numeroso popolo dei pacifici grilli, che incuriositi e quasi divertiti dall'assistere all'arrivo di questi esseri mai visti prima, li accoglievano con la convinzione che ciò avrebbe reso la vita più felice nella palude.
All’inizio non ci furono problemi di sorta, di spazio sulle foglie ce n’era in abbondanza e si poteva tranquillamente coesistere, anzi nelle notti serene al lume della luna piena, capitava speso di assistere allo spettacolo del gracidio delle rane che si mischiava ai suoni vibranti dei grilli canterini ed era per tutti un bel momento di gioia ed allegria.
Ma la notizia del mondo nuovo aveva oramai fatto il giro di tutto il fondo della palude e così il numero delle rane che salivano alla superficie cresceva e cresceva e grazie alle loro dimensioni e alla loro forza non cercarono più alcun accordo coi grilli, tentarono anzi di scacciarli da quelle foglie che avevano abitato da sempre per farne le proprie dimore.
Dalle prime scaramucce e dai primi litigi, il passo verso lo scatenamento della violenza fu assai breve. L’inizio del conflitto vero e proprio lo si ebbe quando su una piccola foglia ai margini della riva della palude, furono rinvenuti i poveri resti di uno sfortunato grillo. Di lui restavano solo avanzi di membra maciullati che testimoniavano di una violenza e di una brutalità come mai s'era manifestata in quelle parti.
Ma quell'atto violento era stato osservato da molti occhi attenti e più di una libellula mentre sorvolava quel tratto di palude aveva assistito alla macabra scena ed immediatamente riferirono dell'accaduto al popolo dei grilli.
Fu accusato di tale scempio un grosso ranocchio a tutti noto per il suo carattere prepotente e violento e mentre i grilli si attendevano che la giustizia delle rane lo punisse, questi, tra la sorpresa generale confessò che non solo lo aveva ucciso lui, ma che se l’era mangiato e assicurava a tutti che era stato un boccone delizioso.
I grilli tentarono una reazione per difendere i loro territori di vita e la loro esistenza, erano in tanti, molti di più, ma la loro piccola statura cosa poteva di fronte alla smisurata forza delle rane?
E fu così che lo scontro ebbe per quel popolo un esito disastroso, molti finirono negli ingordi stomaci delle rane, altri tentarono la fuga gettandosi in acqua e vi trovarono la morte per annegamento, i più fortunati riuscirono a svignarsela approfittando del passaggio di qualche ramo d’albero galleggiante con cui raggiunsero la terraferma.
Di quell’antico popolo che da sempre e in pace aveva abitato quelle foglie, ne restarono pochi esemplari dispersi nelle radure d’erba intorno alla palude e i loro canti non erano più un inno alla gioia, ma il racconto angosciato della fine e distruzione della loro specie.
























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