
UNA QUESTIONE MATEMATICA
Ritornato nella periferia della palude, il pensiero di quanto aveva visto lo ossessionava ininterrottamente, giorno e notte la visione di quelle foglie gigantesche e praticamente deserte non lo abbandonava e contemporaneamente gli saliva la rabbia verso ciò che considerava un’autentica ingiustizia.
“Perché”, diceva tra sé e sé, “noi che siamo così numerosi dobbiamo patire tanto per l’ingordigia di alcuni perché più forti? Lo spazio c’è per tutti, si tratta solo di ripartirlo in un modo più giusto!”.
Si mise dunque a fare calcoli difficili, a ripensare con più esattezza alle dimensioni delle foglie del centro che dovevano avere un diametro di circa un metro, per cui applicando la regola conosciuta perfino nel mondo delle rane che raggio per raggio per 3,14 dava la superficie di una foglia, concluse che si poteva disporre di uno spazio pari a 7.850 centimetri quadrati per foglia.
Stabilì che lo spazio necessario ai bisogni di una rana era pari a circa 10 centimetri quadrati e forse anche meno se ce n'era il bisogno, per cui dividendo l’area della foglia per i centimetri riservati ad ogni rana, era matematico che su una foglia del centro ci potevano vivere senza tanti patemi e comodamente almeno 785 rane, era una questione matematica, scientifica.
Se poi si aggiunge il fatto che le foglie grandi erano almeno 30 e molte altre di più quelle di minore larghezza, ecco che per il popolo delle rane di quella palude il problema poteva essere definitivamente risolto, perché ogni avrebbe potuto avere un adeguato spazio a disposizione e si sarebbero così eliminate una volta per tutte le risse, le prepotenze e le ingiustizie.
Sì, le ingiustizie e soprattutto quella che lui ritena insopportabile e che era divenuta il suo pensiero fisso e dominante: se una foglia ha uno spazio di 100 centimetri quadrati, può dare rifugio sicuro a 10 rane, ma se una sola si appropria dell'intero spazio, ne consegue che nove rane sono costrette a lottare tra di loro per appiccicarsi ad un filo d'erba. No, non era giusto!
Già, ora il problema era uno solo, matematico, indiscutibile, ma come spiegarlo al popolo delle rane?
























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