IL MONDO NUOVO
Quante cose da vedere! Non sapeva dove girare gli occhi, com’era tutto diverso dal fondo della palude e quante falsità gli avevano raccontato. Ma era troppo felice per ripensare al passato, ora si godeva le meraviglie del mondo di sopra e in particolare la visione dei colori fu ciò che maggiormente lo entusiasmò. Era questo il tempo che nel nuovo mondo veniva chiamato primavera ed in quel tempo la natura esplodeva in tutta la sua gamma di toni e sfumature.
Nuotò a lungo sulla superficie della vasta palude, soffermandosi ripetutamente quasi a voler fissare negli occhi e nella mente tutte quelle meraviglie.
Nuotò e nuotò allontanandosi sempre di più, oramai non aveva più paura di nulla, il mondo di sopra non era affatto ostile e la tanto temuta sfera gialla anziché distruggerlo, gli riscaldava la pelle con piacevoli sensazioni.
Su gran parte della superficie affioravano centinaia e centinaia di foglie verdi di varie dimensioni, le più grandi pensò che avrebbero potuto anche contenere più di venti ranocchi, ce n’erano altre però più simili ad un ciuffo d’erba o ad uno stelo.
E quanta vita si muoveva lì attorno, insetti grandi e piccoli, bruchi, vermi.
Per placare i morsi della fame si gettò una piccola larva di mosca e si accorse che il sapore era delizioso, gli venne da sorridere al pensiero di quegli insipidi e putridi insetti del fango del mondo di sotto.
Assistette meravigliato al viaggio del sole e al suo dileguarsi tra gli alberi e i cespugli della lontana riva, vide farsi scuro il cielo e accendersi di migliaia di piccole luci.
Si sentì stanco e stordito dalle tante novità, per cui adagiatosi su una verde foglia al centro della palude, dormì profondamente per tutta la notte.
Al mattino di buonora si tuffò per raggiungere la sua gente alla quale diede il grande annuncio:
L’EMIGRAZIONE
Il giovane ranocchio raccontò a tutti le bellezze del mondo di sopra e di come era bello nuotare sull’acqua, respirare l’aria, riscaldarsi al sole, dell’abbondanza e bontà del cibo, dei rifugi naturali offerti dalle foglie a pelo d’acqua e lo fece con un entusiasmo tale che finì per contagiare un gran numero di rane che, vincendo le antiche paure, decisero in tempi rapidi di fare anche loro il grande balzo nel mondo di sopra.
Furono naturalmente i più coraggiosi i primi a prendere la via verso l’alto e ogni tanto c'era qualcuno che faceva ritorno per incoraggiare parenti ad amici a seguirli nel nuovo mondo che era veramente meraviglioso. Non ci volle molto che il sogno di un mondo nuovo e migliore entrò nei pensieri di gran parte di quella popolazione e ai primi temerari se ne aggiunsero in numero sempre crescente.
Poche settimane dopo il ritorno del giovane ranocchio, più della metà delle rane dell’acqua scura del fondo della palude, si era trasferita sulla superficie, le restanti si preparavano a farlo.
























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