di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
IL MISTERO SVELATO
Aveva fatto male i suoi conti la bella fanciulla perché, quando il re tornò verso sera, la prima cosa che fece, fu di andare a visitare il meleto e la seconda di scoprire con raccapriccio che una mela, la più bella e grossa era stata morsicata e orrendamente sfigurata.
Non poteva credere ai suoi occhi, pianse, si disperò e giurò che avrebbe catturato il colpevole e che l’avrebbe condannato a morte, anzi condannata perché era evidente e chiaro che era stata una donna, sulla polpa bianca oltre ai segni dei dentini, erano rimaste pure tracce di rossetto rosa.
Il giorno successivo si avvertiva nell’aria la pesante collera del re, si era immediatamente sparsa la voce del misfatto e tutti tacevano chiedendosi in cuor loro chi poteva essere stato l’autore di un tale delitto.
Alle nove del mattino in punto, il re si presentò al balcone del palazzo.
“Ordino e voglio”, sentenziò, “che tutte le donne e le ragazze del palazzo di qualsiasi età e condizione sociale, si presentino nel salone dei ricevimenti entro un'ora da questo momento e non di più, coloro che non si presenteranno saranno accusate di gravi reati e condotte immediatamente nelle galere più umide e buie dei sotterranei e lì vi rimarranno finché non deciderò io il tempo del rilascio, se mai vi sarà!”.
A frotte accorsero donne di ogni età: dame, cuoche, cameriere, sarte, lavandaie, semplici casalinghe e figlie e mogli dei tanti addetti del palazzo, il tono del re non ammetteva disobbedienza e finire nelle umide e buie galere poste nei sotterranei, non era una prospettiva accettabile, per cui nessuna donna, che per qualsiasi ragione viveva nel palazzo, era assente nel momento comandato.
Quelle sdentate furono scartate immediatamente per ovvie ragioni, chi aveva morsicato la mela doveva avere una dentatura perfetta, così come si comprendeva dall'impronta lasciata sulla mela deturpata, poi il re in persona passò dalle donne in lunga fila, una per una, obbligandole a porre i propri denti sui segni lasciati dal morso sulla polpa della mela.
O troppo larga o troppo stretta, sembrava che l’impronta dentale non fosse di nessuna di quelle donne, ma quando fu davanti a GRANA, essa scoppiò immediatamente in un pianto dirotto senza neanche sottoporsi alla prova e, inginocchiandosi ai piedi del re, confessò la sua colpa e supplicò pietà e perdono dichiarandosi amaramente pentita.
(Continua)
























Ultimi Commenti