di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
STRANI INCONTRI LUNGO LA VIA NEL BOSCO
Era così bella e così disperata che il re, seppur furibondo, non ebbe cuore di condannarla a morte, la mandò però in esilio.
“Vattene”, le disse, “non sei degna di stare nel mio regno, fa che non ti incontri mai più sulla mia strada altrimenti la mia collera sarà terribile e quello sarà per te l'ultimo giorno della tua vita!”
Poi, tenendo delicatamente sul palmo delle mani la mela morsicata, si fece consegnare una campana di vetro e lì la sistemò, riponendola infine sul comodino vicino al letto suo, perché amava tanto quella mela che non voleva assolutamente staccarsene e tutte le sere prima di coricarsi, non mancava mai di sollevare il vetro per accarezzare la sfortunata mela.
Intanto, piena di dolore e vergogna, la poverina raccolse le sue poche cose e sempre piangendo e sospirando prese la via del bosco, senza neanche sapere dove andare, cosa fare ed assolutamente indifferente ai pericoli a cui poteva andare incontro.
Camminò a lungo senza meta, ma sempre avanti e sempre lacrimando copiosamente, quando, improvvisamente e inaspettatamente, si sentì chiamare:
“Ehi bella ragazza, mi puoi aiutare che ho una zampa spezzata e non ce la faccio a giungere alla casina rosa?”.
La ragazza si girò e con fatica scorse tra l’erba una cavalletta verde sdraiata su di un fianco.
“Certamente”, rispose gentilmente, “la tua disgrazia è più grande della mia, conta pure sul mio aiuto.
Con un ago di pino le steccò la zampetta e con un filo di dura gramigna, gliela legò ben stretta, poi aggiunse:
“Vieni sulla mia spalla e indicami la strada, ti porterò dove tu vuoi, tanto per me una strada vale l'altra!”.
Si caricò, senza alcuna fatica sulla propria spalla la cavalletta verde e riprese il viaggio seguendo le indicazioni dell'insetto.
Si spinse ancora in avanti e, sempre lungo il sentiero su cui stava camminando, incontrò una farfalla che non riusciva più a volare.
“Ehi bella ragazza”, la chiamò la farfalla, “mi puoi aiutare che ho un’ala spezzata e non ce la faccio a giungere alla casina rosa?”.
“Certamente”, rispose sempre gentilmente GRANA, “la tua disgrazia è ben più grande della mia!”.
Le incollò una foglia di quercia sull’ala spezzata e le disse con un sorriso:
“Vieni sulla mia spalla e indicami la strada, ti porterò dove tu vuoi!”.
(Continua)
























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