
IL TAMPONAMENTO A CATENA
Sospinto dal vento e dal calcio della maestra, il pallone giallo rimbalzando si diresse verso la strada provinciale proprio nel momento di maggior traffico: il mezzogiorno.
Al centro della strada il vigile col fischio in bocca e la paletta in mano, indicava chi doveva passare e chi doveva stare fermo.
Il pallone giallo avrebbe voluto fermarsi, ma proprio non dipendeva da lui, la sua elasticità lo portò dritto verso il vigile che fischiava con tutto il fiato che aveva in gola e agitava la paletta in segno di stop.
Nulla da fare, a piccoli rimbalzi il pallone attraversò la strada.
Giungeva in quel momento una fiammante Ferrari rossa seguita da una lunga fila d’auto e, convinta di avere la precedenza essendo una Ferrari, avanzava tranquilla quando, vedendosi il passaggio impedito dal pallone giallo che stava attraversando tranquillamente, frenò bruscamente provocando così un tamponamento a catena che alla fine vide coinvolti almeno una cinquantina di automezzi.
Furibondi gli automobilisti scesero dalle loro auto ammaccate e urlando e maledicendo il ferrarista si diressero minacciosi verso di lui che intanto era sceso dal suo bolide rosso.
L’ometto, infatti tanto alto non era, si chiamava Diego Armando Maradona, sì, proprio lui, il grande campione del calcio in persona e, furibondo per quanto era successo, scese dall'auto e con una breve rincorsa mollò un incredibile calcione al pallone giallo urlando:
“È TUTTA COLPA DI QUESTO DANNATO INTRUSO!”.
“CI RISIAMO”, disse fra sé il pallone, “LA COLPA E’ SEMPRE MIA...AH, PER ME…CONTENTI LORO...!!!”.
























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