di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
LA VITE PERDUTA
C’era una bambina in quella casse che da un po’ di giorni si comportava in un modo a dir poco strano.
Come si sedeva al posto suo, incominciava a fissare un punto indefinito del soffitto e stava lì per lunghi interminabili momenti con una espressione tra lo stupito e l’addormentato, il ché faceva facilmente intuire che nulla seguiva di ciò che si stava facendo o trattando in quel momento.
E anche quando doveva scrivere, apriva il suo quaderno e ci appoggiava la testa sopra come se fosse un guanciale per dormire, scriveva tutto ciò che il maestro dettava, ma di nulla si rendeva conto.
Se poi doveva svolgere un testo libero, appoggiava il mento sul quaderno e con gli occhi semichiusi stava lì a lungo senza prendere la minima iniziativa.
Quando il maestro la richiamava ad un maggiore impegno, rispondeva sempre che stava pensando, ma che non aveva nulla da raccontare perché a lei non succedeva mai niente di niente.
La piccola “zombie”, come oramai la chiamavano i compagni, col passare dei giorni non migliorava affatto, tanto che il maestro, preoccupato, un giorno telefonò ai suoi genitori per consigliare loro di portarla ad un controllo dall’ELETTROTESTICO.
“Ma maestro”, ribattevano i genitori, “ci siamo stati appena un mese fa e tutto andava bene, non possono essere le rotelle, guardi che lei si sbaglia!”.
“Non credo, la cosa si ripete con troppa insistenza, per mia esperienza e studio sono certo che si è allentata qualche vite!”.
“Impossibile, erano in due l’ultima volta a stringergliele e ci hanno assicurato che tutto era ben oliato e regolato, cerchi lei di rendere le lezioni più interessanti e vedrà che intelligenza possiede la mia bambina!”.
Passavano i giorni e la storia non cambiava, finché un bel mattino, mentre qualche compagno cancellava energicamente la lavagna, forse per qualche particella di gesso entrata nel naso, la bambina cominciò a tirare su col naso e…e…e…etciùùùù…!
Uno starnuto formidabile seguito da un rumore metallico: dlin…dlin…dlin…
Era una vite d’acciaio che rotolava sul pavimento, non c’era più alcun dubbio:
“Gertrude,” era il nome dell'alunna, “presto raccogli quella vite, dalla ai tuoi genitori e dì loro che ti portino immediatamente dall’ELETTROTESTICO, che un altro starnuto così ti si sfascia tutto l’impianto rotellare, dopo sì che sono guai seri! Ah, dimenticavo, visto che ci sei, dì pure ai tuoi genitori che è bene che ogni tanto si fidino dei vostri insegnanti, mica sono lì per caso!”.
(Fine)
























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