di Piero Maroni
LE STORIE DEL MAESTRO PIERO
LE TESTE MARCE
Capitò un giorno che un signore che aveva la casa e il giardino vicini alla scuola, andasse a lamentarsi dal maestro per i sassi che alcuni bambini avevano lanciato contro la sua casa e gli avevano rotto una finestra, spaventato il cane e ridotto l’orto ad un giacimento di pietre, o si provvedeva immediatamente o si sarebbe rivolto ai carabinieri.
Non ci si impiegò molto ad individuare i colpevoli e nessuno ci fece troppo caso, tanto sarebbe bastato portarli dall’ELETTROTESTICO che li avrebbe sistemati lui.
Il tecnico aprì quelle teste e mentre serio in volto studiava il sistema delle rotelle, dondolava la testa come per dire no. Fece anche molte smorfie con la bocca ed infine con la fronte aggrottata esclamò:
“Ahimè, non c’è niente da fare, le rotelle sono tutte a posto, qui c’è un difetto di fabbricazione, noi le chiamiamo TESTE MARCE perché nascono storte e non si riescono a raddrizzare.”.
A questo punto non rimase altro da fare che chiamare i carabinieri che venissero ad arrestarli.
“Ma non è possibile”, saltò su uno scolaro, “i bambini non possono andare in prigione perché sono minorenni!
“Vero”, rispose il maestro, “ma non verranno condotti in carcere, bensì al COLLEGIO DEI DISCOLI.”.
“Cos’è, cos’è,”, chiedevano tutti gli scolari incuriositi”, “tu lo hai visitato?”.
“Ebbene sì, ero molto giovane e ci condussero là per farcelo conoscere, è stata una cosa terribile, ora ve la racconto. I bambini erano tantissimi, tre o quattrocento, avevano facce pallide, occhi rossi dal pianto e dal sonno, magri e ossuti come chi soffre la fame, ma andiamo per ordine. Al mattino la sveglia era alle sei e in 10 minuti dovevano essere pronti perché tutti in fila venivano condotti al gabinetto tutti in una volta, gabinetti che però erano quattro in tutto e così c’era una fila interminabile e bisognava stare lì in piedi, mezzi nudi, a battere i denti dal freddo e i piedi dall’urgenza del bisogno. Tutto intorno c’era una puzza di escrementi che rendeva l’aria irrespirabile, ma questo non era niente in confronto al resto…”.
E il maestro continuò a lungo nel suo drammatico racconto, narrò le torture, le frustate a chi non si comportava bene, la macchina sculaccia bimbi a paletta doppia: una per la natica sinistra e l’altra per quella di destra, lo schifo del cibo, la cattiveria dei guardiani, gli incubi della notte, insomma un quadro così orribile che al suo confronto l’inferno si poteva considerare un luogo di villeggiatura.
Quando alla fine terminò di narrare, nel silenzio totale della scolaresca, si udiva solo una voce di bimbo che pregava:
“Oh mio Signore,” diceva convinto, “fa che non sia io a dover finire nel COLLEGIO DEI DISCOLI!”.
























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