QUESTA NON È UNA STORIA DEL MAESTRO
PIERO, MA DELLA MAESTRA GIGLIOLA


Come preannunciato due furono classi vincitrici ex aequo del Concorso indetto dal comune marchigiano di Chiaravalle e premiate nella città di Jesi nel maggio 2006. Ecco il testo vincitore con la seguente motivazione:
“IL LAVORO È ESSENZIALE ED AVVINCENTE CON UN'OTTIMA SINTESI FRA L'IMMAGINE ED IL TESTO SCRITTO DA UN LATO E TRA ELEMENTI FANTASTICI E REALI DALL'ALTRO. LA PRODUZIONE COMPLESSIVA RISULTA DI OTTIMA QUALITÀ.”
QUELLA NOTTE NEL BOSCO (1)
C'era una volta una piccola città, ai margini di una foresta, piena di grandi palazzi e belle case con ricchi giardini. Al centro della città sorgeva un palazzo che abbagliava, non per la bellezza ma per la quantità d'oro usato per rivestirlo.
Il luccichio dell'oro, in realtà, si poteva notare solo nei giorni festivi quando dall'altissima ciminiera smetteva di uscire il fumo denso e nero che creava una grossa nube, oscurando la città.
Sia il palazzo dorato che la fabbrica appartenevano a Jack, soprannominato “il Riccone”, un uomo avido e gretto.
In una notte buia e tempestosa, Jack venne svegliato da un forte sibilo. Si affacciò alla finestra e vide nel cielo una luce abbagliante che, avvicinandosi, formava un meraviglioso disegno. In seguito si udì un boato proveniente dalla foresta, poi ancora silenzio e ioscurità. Jack tornò a letto perplesso.
Al mattino pensò di avere sognato tutto e si dedicò come sempre ai suoi affari.
Nel tardo pomeriggio, il solito ragazzo in bicicletta gli portò il giornale della sera che attrasse la sua attenzione con un titolo a caratteri cubitali “Atterrata astronave”.
Jack lesse prontamente l'articolo e scoprì che durante la mattinata, dopo varie segnalazioni dei cittadini, era stata trovata nella vicina foresta un'astronave, ma era vuota e nei dintorni non c'era traccia di extraterrestri.
Avrebbe potuto rinchiuderlo in una gabbia e, facendo pagare un biglietto d'ingresso, sarebbe diventato l'uomo più ricco del mondo.
Duiede ordine a tutti i suoi operai di cercare l'alieno poi chiamò ingegneri e architetti e ordinò di progettare e far costruire immediatamente un museo enorme con una grande sala centrale adatta per accogliere l'astronave e l'extraterrestre e tutto intorno, negozi per vendere souvenir.
Gli abitanti della città cercarono per giorni e giorni, ma non trovarono traccia di extraterrestri. Un brutto giorno però, un taglialegna, mentre tagliava un vecchio albero cavo e contorto, vide fuggire dalla chioma un piccolo essere verde che prima non aveva notato.
Era l'extraterrestre che, diventato verde dalla paura, si era mimetizzato.
Il piccolo extraterrestre si allontanò rapidamente ma ben presto cadde in una trappola lasciata da un cacciatore di frodo. Svenne. Al suo risveglio si trovò chiuso in una grande gabbia, fissato da Jack che mormorava: “Uhm... testone a forma di uovo, piedi a papera, occhi da gatto, tre dita per mano...da quale pianeta arriverà?”.
Il riccone diede la notizia della cattura a tutti i giornali e chiamò i più famosi scienziati perché andassero ad esaminare lo strano essere.
Nel giro di pochi giorni la grande sala si riempì di luminari e di cittadini che osservavano l'alieno con curiosità e disprezzo per il suo aspetto fisico. Gli scienziati però, nonostante avessero a disposizione le più moderne attrezzature, non trocvarono il modo di comunicare con lui, perciò decretarono che si trattava di un essere inferiore e che non meritava di essere ancora esaminato, dopodiché se ne andarono.
La gente comune, dopo essere accorsa a frotte e aver comprato foto e souvenir di ogni generem, cominciò a disinteressarsi dell'extraterrestre, perciò Jack rischiava di perdere i soldi investiti.
Col passare del tempo il piccolo alieno divenne sempre più pallido e debole, fino al punto di non reggersi più in piedi, Jack allora pensò di venderlo prima che morisse, ma non trovò nessuno disposto ad offrire dei soldi per un essere ripugnante e moribondo. Allora lo gettò in un cassonetto.
























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