
Che noia quella mattina a scuola! L'insegnante spiegava la lezione col ritmo di una preghiera, il caldo dei termosifoni metteva voglia di appisolarsi, i vetri appannati delle finestre non consentivano di vedere l'esterno, non c'era dunque via di scampo, bisognava rassegnarsi agli sbadigli ed alla noia più profonda.
Michele però era un fanciullo di grande fantasia e creatività e non poteva facilmente costringere la sua mente a crogiolarsi nella noia, così ad un certo punto la lasciò libera di andarsene ed essa attraversò le pareti dell'aula e volò lontano, tanto lontano, addirittura si trovò nell'anno 3000 o poco più, quando il progresso scientifico e tecnologico aveva raggiunto vette altissime, l'industria elettronica aveva messo in commercio una serie infinita di macchinette e aggeggi vari per rendere più comoda e facile la vita.
Le abitazioni erano piene di elettrodomestici, robot e computer che programmavano e regolavano le diverse attività per l'intera giornata. Il lavoro era solitamente svolto da macchine governate da sofisticatissimi cervelli elettronici. I mezzi di locomozione erano dotati di pilota automatico, per procurarsi il cibo bastava schiacciare un tasto, insomma in questa epoca, tutto ciò che l'uomo doveva fare era divertirsi.
Non esisteva più alcun lavoro da svolgere, né intellettuale e né manuale, anche le scuole erano state abolite da quando si erano inventate speciali radiocuffie capaci di trasmettere ai bambini durante il sonno, tutto ciò che si riteneva dovessero apprendere nelle diverse fasi di età. Bastava applicare gli auricolari, premere start, dormire e al mattino si sapeva, ad esempio, tutta la storia dell'Impero Romano.
Era divenuta la terra un grande paese dei balocchi in cui tutti dovevano solo occuparsi del divertimento e il più possibile. Gite, viaggi, cene, spettacoli, incredibili parchi giochi, tutto era alla portata di tutti e facilmente realizzabile. Le gente saltava da uno svago all'altro, non le mancava nulla, ogni desiderio poteva essere soddisfatto, ma, incredibilmente, nessuno era pienamente felice.
Come, infatti, accade quando si vivono momenti belli e divertenti, il tempo volava e più avvincenti e coinvolgenti erano gli episodi vissuti e prima terminavano. Per la gente di quegli anni il tempo non aveva durata, un attimo... ed era già trascorso.
Persino i ricordi erano difficili da conservare perché si succedevano in misura eccessiva e nella mente finivano per confondersi e sovrapporsi, anche perché non c'era tempo per ripensare alle esperienze vissute, c'era sempre qualcosa di nuovo e piacevole da fare, mancavano, insomma, pause di riflessione.
Lentamente era iniziato a farsi strada nel cervello della gente un sentimento di angoscia che degenerava in tristezza e diveniva sempre più pungente al pensiero che non le sarebbe bastato il tempo per vivere tutto ciò che era alla loro portata.
I lamenti più ricorrenti riguardavano sempre e solo la durata temporale degli avvenimenti: “Ma come, è già finito?...Ma se era appena iniziato?...Come, è volata una settimana e mi è sembrato un attimo?… Già ora di andare?”.
E così sempre fino a giungere agli angosciosi sospiri dei vecchi che, tutti oltre i cent'anni perché la vita si era allungata, ripetevano continuamente: “Ma guarda che roba, mi sembra ieri che ero un bambino e invece la mia vita sta già per terminare!”.
Il problema era di crescente importanza e comune a tutti gli esseri viventi, da ogni parte si invocavano interventi per modificare questo stato di cose. Oramai non si parlava d'altro, le gente aveva quasi cessato di partecipare ai divertimenti per non consumare il tempo troppo velocemente e tutti si chiedevano come mai i governi non avessero preso le opportune misure per risolvere il problema in maniera definitiva. A dire il vero erano anni che i governi di tutto il mondo sperimentavano soluzioni audaci e fantasiose, ma tutte risultavano inefficaci.
L'ultima grande speranza era rivolta alla scienza, fiduciosi che anche questo problema, come tutti gli altri, si sarebbe risolto grazie ad altre importanti scoperte e gli scienziati da anni erano impegnati nella ricerca di produrre una macchinetta capace di regolare il flusso del tempo a seconda del volere di ciascuno. L'attesa però diveniva sempre più lunga, l'angoscia cresceva e nulla poteva attutirla.
Quando oramai s'era persa la speranza, ecco che giunse il grande giorno, i telegiornali di tutto il mondo annunciarono il grande evento, l'attenzione era al massimo così come la successiva delusione, nulla di ciò che si attendeva, niente di tecnologico, nessuna complessa macchina, niente da comprare, anzi apparve subito come la scoperta dell'acqua calda tanto che tutti rimasero alquanto delusi, soprattutto perché non volevano credere che la soluzione di un problema tanto vasto e da tutti avvertito, fosse così banale.
Fu per questo che inizialmente stentò ad affermarsi, però poi, avanti nel tempo, fu da tutti accettata e benedetta perché si resero conto che effettivamente funzionava.
Era dunque accaduto che un giovane studioso (uno degli ultimi rimasti in quei tempi indolenti) appassionato di storia dei popoli e di cose antiche si era messo a fare ricerche sulla situazione scolastica negli anni verso il 2000 e poco più. Aveva passato al setaccio archivi, vecchie cantine e polverose soffitte e vi aveva rinvenuto una grande quantità di quaderni, libri, nastri registrati e videocassette.
Sfogliò, ascoltò e osservò attentamente tutto il materiale raccolto e i dati che più lo colpirono furono i continui sbadigli e le facce spente degli alunni di quel tempo come apparivano nelle foto, la quantità enorme di errori di distrazione presenti nei loro scritti, gli “uffa” e i “basta” che si levavano dai nastri. Ma ciò che portò alla alla finale e determinante conclusione fu una frase che veniva incessantemente ripetuta in tutto quel materiale polveroso: “ NON PASSA MAI...!!!”.
Eureka, questo era il punto fondamentale, riflettè a lungo e finalmente giunse a trovare ciò che mancava alla gente del suo tempo per essere completamente felice: LA NOIA!
La scienza e la politica si erano adoperate per eliminarla quasi fosse un impedimento alla vita felice ed invece a grande distanza di anni ci si accorse che anche la noia poteva essere un valore positivo, rallentava lo scorrere della vita e ti offriva pause per ricordare e riflettere.
Da quella volta fu da tutti ben accetta e nessuno ebbe di ché lamentarsi, anzi al giovane studioso furono intitolate vie e piazze e addirittura qua e là sorsero statue raffiguranti colui che aveva riscoperto LA NOIA.
Fu un grido imperioso che riportò Michele alla realtà, il suo sguardo assente e la sua aria trasognata avevano attirato la attenzione dell'insegnante, d'altra parte si notava facilmente che la mente dell'alunno era diversamente orientata per non dire: assente.
Michele però non se ne ebbe affatto a male del richiamo, oramai gli era del tutto chiaro che anche la noia più profonda serviva a dare sale alla vita, anzi di più, te la faceva apprezzare.
























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