di Piero Maroni
MITI E LEGGENDE DELL' ANTICA GRECIA

Nella mitologia greca, Selene, personificazione della Luna splendente, era la sorella di Elios (il Sole), colui che tutto vede e tutto ascolta, e di Eos (l’Aurora), dalle rosee dita. I tre fratelli avevano ricevuto in dono dalla nascita, un compito prezioso ma anche gravoso, quello di non potersi incontrare mai e doversi sempre rincorrere nella volta celeste per dare, ad ogni ora, luce all’umanità.
Selene era dotata di una straordinaria bellezza e di un argentea ed algida luminosità, solcava ogni notte il cielo con il suo carro trainato da due cavalli d’argento, insieme alle stelle sue compagne e al solo vederla, i cuori dei mortali si scioglievano e vi dedicavano poesie, promettendole amore eterno.
Indossava un abito candido con sfumature d’argento come le sue belle trecce, nella mano una torcia, sulla fronte il simbolo di una luna crescente. Nel peregrinare col suo carro soleva spesso volgere lo sguardo sulla Terra così che una notte i suoi occhi si posarono su un giovane bellissimo, la cui grazia pareva non avere eguali tra i mortali.
Era Endimione, il giovane viveva sulle pendici del Monte Latmo, in Caria, ove andava di notte a pascolare il suo gregge, ma sempre il suo bel volto era attirato verso l’alto, intento a guardar le stelle, a studiarle e a decantare la bellezza di quell’astro argenteo che ogni notte gli rapiva il cuore.
Nel momento stesso in cui lo vide, Selene se ne innamorò perdutamente e comprendendo che il suo amore era ricambiato, ella da quel giorno faceva il suo viaggio attraverso il cielo solo per vedere il suo amato, anche se per poche ore.
D'altra parte anche il cuore di Endimione era colmo di amore e passione per la bellissima creatura, ma un’ombra gravava come un peso sul cuore di lei, Endimione era un semplice umano destinato ad invecchiare e morire, mentre Selene era una Dea, quindi immortale, inoltre aveva un compito da portare a termine: continuare incessantemente il suo viaggio, per cui disponeva solo di poche ore per portare il carro a destinazione, verso Ponente, dove si tuffava ad ogni alba nelle acque fredde di Oceano.
Selene era affranta da questo pensiero, voleva però rivedere il bellissimo mortale per sempre, non sopportava l’idea di vivere l’eternità senza di lui, desiderava ardentemente di poterlo vedere sempre al culmine della sua grazia, eternamente giovane e bello affinché la loro passione potesse non finire mai.
Con questo intento chiese pietà a Zeus, il quale, colpito dal suo ardore, acconsentì e propose al ragazzo di scegliere tra una vita normale, senza Selene, oppure un sonno eterno, che tuttavia lo avrebbe reso immortale e giovane per sempre.
Endimione scelse la seconda possibilità, di dormire e poter essere visto ed amato dalla sua Selene così da godere in eterno dell’amore della dea che, da allora, si recava ogni notte di “luna nuova” sul monte Latmo, nella grotta dove si trovava il talamo nuziale con Endimione perennemente innamorato, ma eternamente immerso in un sonno profondo.
























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