
Immaginiamo di vivere tutti in grande condominio, alto cinque piani e con una quarantina di appartamenti. Gli inquilini tra di loro si conoscono appena, anzi alcuni addirittura per niente. È la norma!
Capita però che un giorno Arturo Bianchi, un inquilino del terzo piano, vada a bussare alla porta di Mario Rossi e, assai trafelato e molto preoccupato, racconti a lui e alla sua famigliola un suo problema.
“Conoscete quella famiglia situata al quinto piano in fondo a destra, tanto numerosa da sembrare una tribù? Bèh, due giorni fa son venuti da me il capo con due energumeni al suo fianco, erano i figli, e senza mezzi termini mi han detto che la loro famiglia tra nipoti, figli, figlie, generi, nuore e nonni, non ha spazio sufficiente e visto che sanno che noi siamo solo in tre e l'appartamento è più spazioso del loro, io me ne devo andare di lì con le buone o con le cattive e lasciare a loro l'appartamento entro tre giorni. Che quella sia gentaglia è fuor di dubbio, alcuni sono stati persino in galera per traffici loschi e azioni violente, insomma fanno sul serio. Ho anche provato a telefonare in Comune chiedendo se avevano un appartamento più grande per loro, al momento però non ci sono vani disponibili.
Vi pare possibile una situazione del genere? Non ho ancora finito di pagare il mutuo e poi, scusate, ma vi pare giusto? Quelli, secondo me, se il mio non gli basta, son capaci di cacciare anche qualche altro inquilino perché sono dei prepotenti.
Ecco, io sono qui per chiedere il vostro aiuto, sono solo a oppormi a loro, mia moglie è debole e mio figlio ancora piccolo per queste cose, vi chiedo pertanto di unirmi a me nella difesa del mio appartamento e, visto che quella mi pare gentaglia senza scrupoli, chiederò la stessa cosa a tutti gli inquilini del palazzo. Cosa dite, mi aiutate?
Non mi lasciate solo, io non ho armi, anzi, se non chiedo troppo e voi ne siete forniti, fatemene avere qualcuna per poterli contrastare, non mi lascerò cacciare da casa mia senza opporre resistenza.”.
Mario Rossi preso alla sprovvista balbettò qualcosa di incomprensibile per chiudere con un: “Senta, capisco il problema, torni domani, le darò la mia risposta!”.
La storia però termina qui, la risposta non ci è nota o forse non è mai stata pronunciata, d'altra parte questa è solo fantasia, quindi all'atto pratico, la risposta non serve a niente, e ciascuno di noi può averne una sua personale e chiudere la storia a suo piacere, sarebbe comunque interessante prendere in considerazione ciò che Mario Rossi avrebbe potuto rispondere, proviamoci.
- “Cosa vuole che freghi a me dei suo problemi col vicino? Ci sono cinque piani tra me e quelli, hai voglia prima che arrivino qui!”.
- “Guardi signor Bianchi, vorrei aiutarla, ma io sono un pacifista, sono contro ogni violenza, tutto ciò che posso fare per lei è pregare il buon Dio che l'aiuti lui!”.
- “Ah no, guardi, io le armi le possiedo, ma non gliele darò, non si può battere la violenza con la violenza, dia retta a me vada a trattare e se non l'ascoltano, ritenti e ritenti ancora... non si stanchi mai, abbia fiducia!”.
- “No, la cosa non è di mia pertinenza, lei se la deve prendere col Comune, sono quelli che devono pensare ai bisogni della gente, vada dal Sindaco a protestare, se poi alla fine quelli la cacciano posso dare asilo a suo figlio!”.
- “La questione è complicata, se lei resiste si scatenerà la loro furia e ci saranno guai per tutti e di più, agisca secondo coscienza ma tenga conto di quante gravi conseguenze potrebbe provocare la sua ostinazione, io non posso intervenire, sono imparziale, né con lei e né con loro!”.
- “La pace signor Bianchi, la pace prima di tutto...oh, aspetti... la soluzione è ovvia, chiami la polizia e i carabinieri, loro sono armati e noi paghiamo le tasse perché ci difendano e le armi le usino loro se servono, ma sia chiaro e le ripeto, prima di tutto, la pace, mica per niente in casa siamo tutti pacifisti!”.
- “Ma no, non creda alle loro minacce, non vorrà mica farmi credere che c'è gente così cattiva e spregevole disposta a usare la violenza e la forza su pacifici cittadini? E poi, scusi, non è che lei li abbia provocati? Non è che il loro figlio quando è venuto a giocare col suo, lei gli ha mostrato quanto è grande è bello il suo appartamento? Non è che se l'è cercata, vero?”.
- “Ma diciamocelo francamente signor Bianchi, perché rischiare tanto per un appartamento? Se proprio insistono e sono decisi a tutto, lasci perdere, se ne trovi un altro, la città è tanto grande, noi siamo tutti con lei, non ci riempia di angoscia con le sue sventure, è già così complicata la vita di tutti!”.
- “Vuol sapere signor Bianchi cosa mi ha insegnato questa storia? Che è sempre più d'attualità l'antico detto che chi sa dare buoni consigli, generalmente dà cattivi esempi, tanti le daranno un sostegno morale, ma, forse, nulla di più!”.
- “Per sollevarle il morale le voglio raccontare un episodio tratto dal libro Pinocchio. Davanti al giudice il burattino racconta di essere stato derubato dal gatto e dalla volpe con un turpe inganno delle sue monete d'oro. Il giudice si commuove, piange, si asciuga le lacrime e ordina ai gendarmi:- Prendete quel burattino e mettetelo in galera!”.
























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